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 RASSEGNA STAMPA / PRESS ROOM

 
 Terra e Vita n° 45/2004; "L'aggregazione produttiva entra di diritto nelle OP" di Tommaso Benassi
Grossi cambiamenti all’interno delle disposizioni applicative della L.R.24/2000 relativa alle Organizzazioni di Produttori diverse dall’ortofrutta.
Contributi solo per l’ampliamento delle attività, tetto massimo di spesa ammesso a contributo 250.000 euro purchè rappresenti almeno il 5% del fatturato dell’O.P., la soglia minima di prodotto rappresentato ai fini del riconoscimento è il 3% della produzione regionale con la riduzione all’1,5% per le zone svantaggiate e per le produzioni biologiche mentre per il parmigiano - reggiano il volume minimo è indicato nel 2%, produttori obbligati a commercializzare almeno il 75% del proprio prodotto tramite le O.P. che immette direttamente sul mercato il 50% del prodotto rappresentato (50% del 3%) e per la rimanente quota lo può conferire a strutture cooperative di livello superiore o vendere all’interno di contratti stipulati tra O.P. e acquirente ma con fatturazione socio od, infine, all’interno di accordi interprofessionali.
Tra le altre novità inserite nella delibera di Giunta spiccano le voci riguardanti le tipologie delle O.P. che potranno essere universali ( che raggruppano tutto un settore, ad esempio latte e derivati) o specializzate ( uno o più prodotti all’interno del settore, ad esempio, burro e /o parmigiano-reggiano).
Le Società che svolgono più attività possono costituire, previa opportune modifiche statutarie, una o più sezioni “O.P.” e potranno partecipare all’attività anche soci di altre regioni.
Sono previste , infine, deroghe per le O.P. che presentano domanda d’iscrizione entro il 31/12/2004 quali: a) la vendita diretta dell’O.P. si riduce al 60% e la spesa ammissibile passa per la rappresentatività di fatturato diretto al 2,5%; b) entro il 31/12/2006 queste O.P. devono dimostrare che i propri soci rispettano l’obbligo di commercializzare al 75% tramite la stessa O.P.
“La legge regionale 24/2000 sulla concentrazione della produzione agricola ha centrato il primo obiettivo – afferma Matteo Sèlleri, direttore di Frutta & Company, consulente di O.P. – che è quello di fornire lo strumento legislativo per agevolare la ormai conclamata necessità di procedere alla aggregazione produttiva. Bisogna essere capaci e convinti di metterlo in pratica".

 
 
 Terra e Vita n°44/2004; "quattro direttrici di rilancio per il frumento nazionale" di Matteo Sèlleri
Bisogna fare i conti con un mercato sempre più globalizzato e volatile.
Organizzare la produzione e migliorare il prodotto. Da Granoitalia la ricetta per uscire dalla crisi.

L’organizzazione della produzione, la qualità dei prodotti, la loro valorizzazione commerciale e la promozione a 360 gradi sono le quattro direttrici individuate come i mezzi per contrastare la concorrenza ed uscire dalla crisi che investe il settore cerealicolo nazionale.
Questa la sintesi dei tre giorni di studio “GranoItalia” – promossa da Assincer ( Associazione Interprofessionale cerealicola italiana) - tenutosi recentemente a Bologna e che ha visto la partecipazione delle principali Associazioni cerealicole, delle Industrie molitorie europee, delle Organizzazioni di ricerca del settore, della regione Emilia Romagna e d’eminenti studiosi.
L’INCOGNITA MICOTOSSINE
Organizzare la produzione per pianificare, regolare prendere contatto con uno spessore più ampio la clientela e produrre ciò che il mercato chiede usufruendo nel contempo di norme chiare ed efficaci per garantire l’efficienza delle nuove realtà societarie.
Produrre, certificare qualità ed allontanare gli spettri di calamità emergenti come, ad esempio, le micotossine, anche se oggi – purtroppo – ciò ancora non paga il plus economico che l’agricoltore investe in questa direzione.
Valorizzare commercialmente il prodotto per non essere tagliati fuori dal mercato - che diventerà sempre più volatile, con logiche diverse rispetto le odierne - per far lievitare quei margini sempre più scarsi che oggi sono presenti in azienda utilizzando nuove forme contrattuali che già fanno capolino e che al momento rappresentano il futuro anche in altri settori agricoli.
I cereali diventano così distinguibili, prodotti in zone vocate, controllati, sicuri, tracciati e rintracciabili.
RICERCA ED INNOVAZIONE
Promuovere i cereali con campagne stampa ed advertising, spot, informazione e educazione al consumatore, convegnistica, ecc. poiché è involutivo continuare a mantenere anonime le caratteristiche di prodotti di massa che possono diventare anche speciality.
In GranoItalia tutti gli intervenuti hanno sottolineato come sia indispensabile incoraggiare la ricerca e l’innovazione.
Ad esempio, nelle patate – come spiegato a Bologna – si è arrivati alla patata al selenio, prodotto che sta avendo un discreto successo commerciale fornendo ritorni economici interessanti per la produzione.
CONCORRENTI AGGUERRITI
Il nucleo del problema ha origini lontane ma, oggi, l’Europa ha 25 Stati aderenti e questo può essere sì un’opportunità per la produzione italiana ma al momento pare più una timida minaccia.
E’ certamente giunto il momento di perseguire nuove strade per salvaguardare il patrimonio cerealicolo nazionale.
L’Italia si trova ad avere in casa, in Europa, la presenza di realtà vecchie e nuove che hanno manifestato nei tre giorni bolognesi la loro identità nel complesso, rendendo evidente quelle che possono essere considerate le loro punte di diamante del settore.
Si ha così l’Inghilterra fortemente organizzata, motivata, con agricoltori che hanno i loro terreni vicini ai porti quindi bassi costi di trasporto e logistica; l’Ungheria molto attenta al mercato ed aggressiva commercialmente, con forte propensione a voler esportare in Italia oltre ad avere un prodotto apprezzato dalla clientela in generale; la Spagna che come caposaldo dell’agricoltura mette in risalto la “solidarietà tra i produttori”, elemento ispiratore dell’Unione Europea, quindi obiettivi e sforzi comuni per crescere insieme; la Polonia con la sua voglia di emergere, d’imparare per competere; la Turchia è forte della sua posizione d’esportatore ed importatore per migliorare la qualità del proprio prodotto ai fini interni;la Francia che crede nel prodotto controllato, sicuro e negli accordi base;
A questo punto, quindi, la cerealicoltura italiana già penalizzata da questa riforma PAC - con l’aggravante della generale scarsa capacità organizzativa di base - in mancanza di una svolta si troverà rapidamente ad essere un produttore marginale.
IL MODELLO ROMAGNOLO
Qualche segnale buono però arriva, ad esempio, dall’Emilia Romagna ove sono già presenti Organizzazioni di Produttori di cereali.
L’agricoltura italiana ed europea in generale deve infine fare i conti con l’incognita cinese.
Il grande paese asiatico, infatti, già nel 2004 raddoppia l’acquisto del frumento tenero portandolo a sette milioni di tonnellate.

 
 
 www.greenplanet.net/article.php?sid=5731
prodotti biologici: "36 regolamenti da rivedere" di Matteo Sèlleri
 
 
 venetoagricoltura.org/OI_Internet/indici_cart/.../2003/rifr_10_03.pdf
rivista di frutticoltura ed ortofloricoltura: "OCM ortofrutta..." di Matteo Sèlleri
 
 
 INTA-EEASan Pedro - Boletin Bibliografico
"OCM ortofrutta: lo scenario a distanza di cinque anni" di Matteo Sèlleri
 
 
 INTA - EEA San Pedro - Boletin Bibliografico
" OCM ortofrutta: molte cose da rivedere" di Matteo Sèlleri
 
 
 ARRSA - Pubblicazioni orticoltura
"La nuova OCM - effetti dell'applicazione nei Paesi della UE" - Gruppo di lavoro filiera orticola (a cura di Rita Cianfarra)
 
 
 Consorci de biblioteques universitaries de Catalunya - www.sumaris.cblc.es
"OCM ortofrutta: molte cose da rivedere" di Matteo Sèlleri
 
 
 QN Il Resto del Carlino, 12/12/2004 - Cereali, adesso si può puntare solo sulla qualità - di Lorenzo Frassoldati
Quotazioni ai minimi storici per i cereali, quasi un 25% in meno (dati ottobre '04 su ottobre '03).In Emilia Romagna, una delle regioni leader per il frumento tenero, e nelle Marche dovi si produce più "duro", le semine autunnali hanno mantenuto i livelli del 2003 anche se si guarda al futuro con preoccupazione. A livello nazionale gli investimenti a grano duro sono caduti.
La denuncia è partita dai sementieri dell'Ais<< Mentre frumento tenero e orzo hanno mantenuto le superfici, le vendite di seme certificato per il duro fanno temere una contrazione superiore al 30%>> dice Bruna Saviotti, presidente Ais. << Corriamo il rischio che le filiere tipiche del grano duro e della pasta italiana vengano snaturate - prosegue la Saviotti -. Questa coltura non va abbandonata: gli agricoltori devono sapere che con l'impiego di semente certificata possono incassare anche il premio qualità comunitario di 40 €/ettaro, nonchè il premio supplementare legato all'art. 69>>.
In Emilia Romagna è prevalso un atteggiamento prudente, con una conferma delle semine 2003 per frumenti ed orzo.
<< Qui - dice Angelo Barbieri, direttore del Consorzio Agrario di Bologna e Modena - non ci aspettiamo grandi stravolgimenti. Le produzioni di frumento tenero e duro ottenute in provincia di Bologna e Modena, grazie anche alle tecniche colturali adottate, sono tra le più alte d'Italia. Il frumento è indispensabile per garantire buone rotazioni con colture da rinnovo come le barbabietole da zucchero ed orticole specializzate quali patate, cipolla e pomodoro da industria>> Circa le semine autunnali effettuate, le stime del Caip per Bologna vedono i cereali in crescita (tenero +7.2%, duro +4.2, orzo +7.5); così anche su Modena (tenero +12.5,duro +6.5, orzo +6.4).
In Romagna le semine hanno visto un lieve aumento delle superfici in pianura, una sostanziale stabilità in collina ed un arretramento nei terreni meno vocati di alta collina e montagna. Dopo i prezzi elevati del 2003 (con raccolto scarso) ed un raccolto abbondante nel 2004 ma con prezzi a picco, i produttori adesso cercano sì la quantità ma non disgiunta dalla qualità, << nella convinzione che il grano tenero dell'area regionale, e romagnola in particolare, avrà un futuro solo se riuscirà a differenziarsi>> dice Matteo Sèlleri, direttore di Frutta & Company, società leader nella consulenza in agricoltura.
Per questo motivo Cereali Romagna, l'organizzazione di produttori che ha come socio principale il Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini, isiste su programmazioni di semine in aree vocate, con varietà ad alto contenuto di proteine e glutine idonee alla panificazione e non alla mangimistica.
Con l'avvio della nuova Pac nel 2005 tutto cambia. Finora si è coltivato con l'aiuto di un contributo abbinato alla coltura mentre dal prossimo anno si dovrà coltivare per ottenere un reddito remunerativo solo dalla produzione, visto che il contributo comunitario è disaccoppiato, ovvero non legato all'investimento.
 
 
 Terra e Vita n°17/2005 - "Cereali, il valore aggiunto delle OP" - di Matteo Sèlleri
Avere una maggiore rappresentatività sul mercato, sviluppare linee commerciali innovative, studiare e realizzare prodotti DOP/IGP, sottoscrivere contratti di filiera, accordi quadro, differenziare le aree produttive, essere efficaci ed efficienti, incentivare la promozione ed il marketing.
E’ questa la strategia da cui parte la nascita delle Organizzazioni di Produttori (OP), prima risposta dei produttori cerealicoli italiani per fronteggiare la concorrenza ed uscire dalla grave crisi che colpisce il comparto.
Sono, infatti, operative le prime cinque OP cerealicole italiane e precisamente l’OP Consorzio Agrario della Lucania e Taranto di Potenza, l’OP Cereali Romagna di Forlì, l’OP Grandi Colture di Ferrara, l’OP Esperia di Bologna, l’OP Progeo di Reggio Emilia.(dati Mipaf aggiornati al 31/08/2004 e dati Regione Emilia Romagna aggiornati al 31/12/2004).
Queste due Regioni hanno colto immediatamente il segnale legislativo del cambiamento originato a livello nazionale dal decreto legislativo 228/01 e, seppure in modo diverso, hanno indirizzato i produttori verso il traguardo aggregativo, che, secondo la norma - tra le altre cose - impone all’OP di commercializzare almeno il 75% della produzione dei soci.
Si è arrivati così a realizzare strumenti economici in grado di gestire il prodotto fisicamente, indirizzare a promuovere solo chi ha in disponibilità e commercializzi realmente il prodotto dei soci almeno entro i limiti previsti dalle norme, creare e certificare la qualità, allontanando i fantasmi delle nuove calamità, tra le quali spicca tra tutte il fenomeno delle micotossine.
IL RILANCIO DEL SETTORE
Il riconoscimento delle OP è avvenuto in forza del già menzionato D.Leg.228/01 artt. 26 e 27, modificato dal D.Leg. 99/04, le norme nazionali che, inoltre,cancellano le vecchie Associazioni e mutuano l’esperienza dell’ortofrutta anche per i rimanenti settori agricoli.
La cerealicoltura italiana, già penalizzata dalla riforma PAC e con il grano duro che nel 2005 ha perso 700.000 ettari rispetto l’anno scorso, parte quindi dall’organizzazione della produzione per attivare quella svolta necessaria affinché non si trovi ad essere nell’immediato futuro un settore produttivo veramente marginale ma, al contrario, arrivi ad essere collocato in una posizione più forte all’interno del mercato.
E’ chiaro che i produttori sono consapevoli di fare una corsa a handicap ma – pur in una situazione molto critica, soprattutto in Basilicata, colpita da quattro anni di calamità a cui aggiungere un 2004 di crisi di mercato - gli stimoli e le capacità imprenditoriali non difettano; persino lo spauracchio cinese unito all’allargamento UE a Paesi fortemente produttori, con costi minori rispetto quelli italiani, sono diventati uno stimolo a migliorare e migliorarsi.
ACCORDI CON MOLINI E TRASFORMATORI
In questo contesto trovano spazio gli accordi che le OP hanno sottoscritto con i molini, con le catene della Grande Distribuzione (GD), con i trasformatori in generale.
Molte attese sono riposte nel decreto sulla regolazione dei mercati – che sancisce le nuove regole sui contratti interprofessionali e che pare sia arrivato in prossimità del traguardo.
In merito a questo si sta affrontando un tema ritenuto dai produttori molto rilevante ovvero vi devono essere le OP nel tavolo delle regole in quanto in tale sede si discutono contratti economici.
Nell’insieme, infine, anche il cliente manifesta una sensibilità particolare nei confronti dell’OP, che lo porta a scegliere interlocutori sempre più affidabile nei vari passaggi di filiera e lo strumento dei contratti programmatici diventa fondamentale.
I PROTAGONISTI DI OGGI
Cosa stanno facendo le OP nel concreto e su cosa puntano nel breve e medio periodo?
“Per la prima volta in Italia la produzione e l’industria stanno portando avanti un protocollo d’intesa sui contratti di filiera – esordisce Antonio Ditaranto, Presidente dell’OP Car Lucania e Taranto, – permettendo la vera programmazione e come OP siamo così soci di SIGRAD la Società che ha presentato un progetto di filiera al MIPAF.
Come obiettivo vi è anche la certificazione di tutta la filiera agroalimentare attraverso l’applicazione del metodo Eurep-Gap e certificazioni correlate.
A questi aspetti molto positivi fa da contraltare la differenza d’applicazione della norma tra le varie Regioni – prosegue Ditaranto – visto che in Emilia Romagna la Regione eroga incentivi, mentre in Basilicata le OP acquisiscono solo maggiori punteggi per accedere ai finanziamenti POR.
Bisogna trovare risorse pubbliche. Nel caso in cui non si trovi un flusso finanziario adeguato – conclude Di Taranto – difficilmente si svilupperanno le OP, magari si può stornare l’1-2% delle indennità spettanti ai produttori soci, come ora si fa per il finanziamento dei programmi qualità del settore olivicolo”.
IL CASO DEL GRANO BOLOGNA
“Tra i vari momenti qualificanti realizzati dalla nostra OP – afferma Romano Macchini, Presidente di Cereali Romagna - bisogna sottolineare l'attenzione per il mercato e per la salvaguardia aziendale, il rinnovamento d’alcuni stabilimenti di stoccaggio, l’adozione di tecniche colturali innovative ed a basso impatto ambientale, l’individuazione delle aree vocate, gli studi di fattibilità sulla creazione di prodotti DOP e IGP (questi ultimi necessari per distogliere dall’alone d’anonimato i cereali italiani che da sempre li circonda a fronte di una qualità assolutamente notevole), l’adozione di sistemi di rintracciabilità alimentare sino all’unità consumatore.
Gli sforzi per coltivare e proporre per il mercato cereali di qualità sono notevoli – prosegue Macchini- ed i risultati più indicativi, anche in termini di reddito in favore degli agricoltori, li abbiamo avuti principalmente con il grano Bologna, un grano di forza che stiamo studiando possa diventare il grano del rilancio romagnolo, una speciality e non una commodity senza prospettive.
Anche la rintracciabilità ha un suo peso – chiude Macchini – e Cereali Romagna, dopo l’ottenimento della certificazione ISO 9000:2002, ha già approntato un progetto complesso ma efficace, che nel frattempo ha già permesso di conseguire la certificazione UNI 11020, e che si dovrebbe concludere alla fine del 2005”.
“L’organizzazione della produzione, se fatta bene, è sempre un valore aggiunto – dice Marco Pancaldi, Presidente di Esperia –, per arrivare a mettere insieme i punti di forza affinché il mercato dia maggiori soddisfazioni.
ESISTERE ANCHE SENZA CONTRIBUTI
Non bisogna dimenticare che le OP oltre ad essere efficaci devono essere efficienti – continua Pancaldi – quindi dare di più rispetto a quello che costano.
Poi c’è da parte di Pancaldi un breve passaggio sul tema che si differenzia dal pensiero di Ditaranto ”La scommessa aperta del settore è quella di costruire OP che siano in grado di esistere anche senza contributi, quindi agire sulle leve della differenziazione e della elevata qualità, dove il Made in Italy, il DOP e l’IGP – termina Pancaldi – sono il vero valore aggiunto, dove avere quello che serve per il mercato è obbligatorio. Se poi il prodotto è griffato è meglio”
“Siamo fermamente convinti che l’associazionismo, inteso come entità che detiene fisicamente il prodotto - dice Roberto Gnugnoli, Direttore della sezione OP di Progeo – è che può intanto rappresentare un momento importante di concentrazione dell’offerta e di posizionamento ordinato, organizzato del prodotto sul mercato.
Progeo crede che si debba passare da una concezione negativa di rapporto tra soci ed OP basata su vincoli ad una concezione positiva di rapporto tra imprenditori partners disponibili a fare insieme un percorso di qualità e valorizzazione del prodotto.
Si deve anche rilevare – termina Gnugnoli - che la Pubblica Amministrazione regionale sta avendo una crescente attenzione e sensibilità rispetto le problematiche del settore cerealicolo”.
“Le OP vanno viste in una logica buona – esordisce Ernesto Laghi, Segretario di Grandi Colture – pur se il tragitto esecutivo è ovviamente molto lungo per chi è appena agli inizi della propria attività. A ciò si aggiunga che l’approccio all’OP avviene - sulla scorta dell’esperienza ortofrutticola – abbastanza frequentemente con riluttanza in parte malcelata.
Diventa così un mission aziendale quella di portare il grado d’efficacia delle OP – prosegue Laghi – a livelli tangibili soprattutto nel breve periodo.
I temi sono noti, si tratta di metterli in pratica senza creare sovrastrutture inutili, obsolete. L’esperienza di Grandi Colture ha permesso di creare un modello con una base storicamente consolidata.
Combattere la concorrenza europea – termina Laghi - dando garanzie ai consumatori affrontando il mercato in maniera univoca con regole uguali per tutti, dall’Italia all’Ungheria, alla Polonia, eccetera”.

 
 
 Terra e Vita n°28/2005: "Cereali: qui ci vuole davvero un progetto" di Matteo Sèlleri
Le semine dei cereali sono calate considerevolmente ed i redditi degli agricoltori sono in caduta libera.
Conti aziendali in rosso praticamente dappertutto, margini costantemente erosi.
Certo la riforma PAC ha messo del suo, mettendo all’angolo i terreni con scarsa vocazionalità ed eliminando le rendite di posizione ma la situazione in campagna è veramente molto complessa, rischiosa, difficile.
SI FA BILANCIO SOLO CON L'AIUTO PAC L’agricoltore soffre per questo calo dei realizzi, per i costi aziendali sempre più elevati quale ad esempio i prodotti energetici ma continua a coltivare seminativi con l’auspicio che vi sia l’annata che dia respiro - com’è accaduto nel 2003 -, che le iniziative rivolte alla concentrazione dell’offerta siano efficaci, che tutti gli sforzi per produrre qualità superiore siano alla fine ripagati dall’industria e che negli altri Paesi produttori vi sia una provvidenziale calamità.
In Italia, nelle semine 2005 si sono persi circa 440.000 ettari sul 2004 pari a 10,4% in meno sul totale (stime Ismea – Unione Seminativi).
Il dato è significativo. Applicato sul territorio mette in mostra che gli effetti della PAC si sono avuti in misura maggiore nel centro sud e molto meno al nord.
Ad esempio, in Emilia - Romagna si avverte la crisi del grano duro ( prezzi deludenti, passati dai circa 180 €/ton del 2003/2004 ai 130 €/ton del 2004/2005, borsa di Bologna) ma le superfici di questa specie sono sempre inferiori rispetto il tenero mentre nelle Marche,in Toscana od in Basilicata la produzione vede maggiormente presente il duro sul tenero.
La natura del tracollo è quasi esclusivamente economica a cui aggiungere secondariamente anche l’aspetto agronomico che vede questa specie più difficile da coltivare con rese medie per ettaro più basse rispetto al tenero.
“I produttori sono realmente in crisi – afferma Valerio Marchioni, Presidente dell’Unione seminativi , 30% della cerealicoltura nazionale con frumento duro, tenero e mais come prodotti di punta – ed il conto economico secco dell’agricoltore è in passivo, mediamente si calcola da € 200/ha sino a € 400/ha. Si fa bilancio solo con l’aiuto PAC.”
LA SITUAZIONE DEGLI STOCCAGGI La crisi delle superfici apre il fronte dello stoccaggio.
Come riempiono i silos gli stoccatori in presenza di deficit produttivi particolarmente pesanti?
Anche qui il motore sui seminativi è a due tempi.
“ Non contando gli impianti delle strutture in procedura fallimentare – continua Marchioni – le capacità di stoccaggio del Mezzogiorno da parte degli operatori presenti sul mercato è da considerarsi a regime, soprattutto in Sicilia, Puglia e Basilcata anche in presenza del forte ridimensionamento delle superfici come quella di quest’anno”
“Al nord le preoccupazioni di riempire i silos sono relative – afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente del Consorzio Agrario di Ravenna – poiché cambiano le varietà coltivate, ma i quantitativi complessivi di cereali non subiranno sostanziali variazioni, non essendoci per gli agricoltori concrete e valide alternative.
I Consorzi Agrari, che rappresentano oltre 500 centri di stoccaggio per circa 60 imprese cooperative e oltre 1600 punti vendita, sono da sempre un riferimento forte per l’agricoltore di seminativi che vede nella struttura consortile il principale interlocutore aziendale.
IL RUOLO DEI CAP
Anche in situazioni gravi come quella odierna – continua Ricci Bitti - il rapporto fiduciario rimane consolidato; garantisce al produttore una serie di servizi comprese tutte quelle direttive necessarie per rimanere sul mercato pur in presenza di redditi minimali come quelli di oggi.
Questo ci permette come Consorzio Agrario di Ravenna di programmare le produzioni ed utilizzare anche nell’imminente campagna i magazzini al massimo della loro capienza, che è pari ad oltre 110.000 tons”.
Agire sulla qualità, offrire al mercato ciò che non viene dalla concorrenza( Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca , ecc.), rintracciabilità, aggregazione produttiva, servizi, per assicurarsi quote di mercato o non perdere spazi e garantire un efficace front-side all’agricoltore.
MERCATO: QUALITA' E STOCK ADEGUATI
Da un punto di vista commerciale il prodotto italiano ha infilato una serie di “aggiunte” che prendono il nome generico di qualità, ma la strada per il suo effettivo compimento non è sempre completata.
A ciò si aggiunga che il mercato, così ondivago, considera un pre – requisito il cosiddetto “plus”.
La qualità, infatti ,deve essere concordata, in quanto questa non è un principio o valore assoluto ma relativo. Ogni area ha le proprie peculiarità.
Succede ,quindi, che il prodotto nazionale debba avere caratteristiche particolari ma sia poi da collocare con prezzi allineati a prodotti provenienti anche da quei Paesi che non applicano gli stessi disciplinari presenti in Italia.
METTERSI D'ACCORDO
Una delle vie percorribili per tentare di dare una risposta positiva al settore pare essere il contratto di filiera, figlio degli accordi di filiera e padre dei contratti di coltivazione: l’industria si assicura una fornitura costante nel tempo a qualità pre definita ed l’agricoltore ha la certezza del collocamento della propria produzione.
Su questi elementi ruota il DLGS approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 maggio scorso, indicando tra l’altro vari incentivi in favore della parte produttiva quale ad esempio la priorità nell’erogazione degli aiuti supplementari previsti dalla PAC seminativi.
“Il rapporto produttore/stoccatore/industria è fondamentale ma va migliorato – concordano Marchioni e Ricci Bitti -; se tutti gli attori decidessero di mettere sul tavolo ciò che possono, seriamente , si troverebbe un equilibrio per lavorare più serenamente, mentre oggi c’è chi è in grave crisi e chi no.”
BIOMASSE, CHE FARE?
Cosa fare con le colture per biomasse è un quesito che sta ancora in attesa di risposta.
Sono utili ma la strada è lunga: coltivare seminativi o pioppi per questa destinazione potrebbe essere vantaggioso per il bilancio dell’agricoltore e per l’ambiente in generale ma pare non via sia ancora chiarezza tra il prezzo che l’utilizzatore vuole pagare per il prodotto e quale reale quantità può servire per soddisfare l’esigenza delle 31 centrali che sono iscritte come funzionanti a biomassa.
Il presagio presente in campagna è che il costo dell’energia elettrica possa essere inferiore al costo del prodotto per biomasse; quindi, le ipotizzate 3,5 milioni di tonnellate di produzioni agricole da destinare all’energia correrebbero il rischio di essere solo teoriche.

 
 
 biblioteca.mapya.es/sumarios/r-209-37.pdf
"OCM ortofrutta, molte cose da rivedere" di Matteo Sèlleri
 
 
 Terra e Vita n°35/2005, "aumentare i contratti di filiera" di Matteo Sèlleri
In Italia, la trebbiatura dei grani nelle zone del centro nord maggiormente rappresentative( Emilia Romagna e Marche) è iniziata verso il 25 giugno – zona di Ferrara, Bologna, Romagna e nelle Marche, con un ritardo di una settimana rispetto l’anno scorso – e si è conclusa praticamente prima delle piogge del 14 luglio, mentre in alcune zone delle Marche le operazioni sono terminate alla fine della seconda decade del mese.
Il grano tenero si è presentato alle operazioni di trebbiatura con prodotto in buono stato sanitario e, tranne alcuni allettamenti, fisicamente in ordine, visto che l’annata è stata favorevole, senza nessun tipo di avversità né climatica né patologica.
“La operazioni di campagna sono andate avanti senza interruzioni – dice Mario Turroni , responsabile ammassi del Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini - , con ritmi intensi che hanno messo a dura prova le strutture che, comunque, hanno risposto alle esigenze in modo efficiente ed efficace, dirottando il prodotto ”
Le rese marcano una differenza a seconda delle aree produttive : “In pianura emiliano romagnola si è avuto un raccolto medio sia per il duro sia per il tenero di 70/75 q.li/ettaro con punte che hanno toccato gli 85/90 q.li/ettaro – afferma Massimo Masetti, responsabile commerciale della Cooperativa Cereali Padenna di Ravenna, - , soprattutto nell’area ferrarese e bolognese.
La qualità del prodotto è molto buona, se non ottima: peso, proteine tra l’11 ed il 17% ed umidità elevata.
Per questo motivo assume maggior significato lo stoccaggio differenziato”.
Nella collina emiliano – romagnola, nelle Marche ed in generale nel centro e nel sud Italia si sono avute buone rese ma queste devono essere commisurate al territorio, al terreno - pare abbastanza stanco -, alle operazioni colturali applicate da parte dei produttori.
In queste aree, infatti si parla per il duro ed il tenero di rese inferiori ai 40/45 q.li/ettaro in generale, mentre le aziende che hanno effettuato tutte le cure colturali hanno ottenuto rese variabili dai 50/55 q.li/ettaro.
Sono le nuove varietà che hanno dato le maggiori soddisfazioni. Per il tenero, nel bacino produttivo più rappresentativo nazionale ovvero l’Emilia Romagna, i nostri interlocutori segnalano le buone performances del Bologna - grano di forza che anche il mercato sta "pagando" - e del Palesio.
Per il duro, al nord hanno segnato ottime rese l’Orobel, Svevo e molte varietà classiche.
I prezzi del tenero sono poco oltre la soglia della sufficienza ( da € 120 a € 125/tons franco arrivo). Il duro invece ha una domanda brillante, in evoluzione e con prospettive migliori ( da € 145 a 150/tons al nord, da € 150 a 155/tons al sud, franco arrivo). Per questo cereale, il prezzo è aumentato di circa € 15/ton rispetto il 2004, quando le quotazioni nello stesso periodo erano attestate rispettivamente in € 135/ton al nord e € 140/ton al sud.
“La destinazione del grano duro e del grano tenero bianco - termina Turroni - è come sempre rivolta alla plastificazione, mentre il tenero rosso ha un duplice indirizzo che per il rosso – nella media – si può considerare tra il 60-70% rivolto ai mangimifici ed il 30-40% ai molini.
“Molto prodotto è sotto contratto di “filiera” – chiude Masetti -, contratti legati principalmente alle proteine (Marche, Bologna, Ravenna e Ferrara in particolare)e questo è un aspetto commerciale di base che deve essere implementato,migliorato per permettere l’incontro tra domanda ed offerta in termini maggiormente propositivi”.









 
 
 Corriere Ortofrutticolo N°4/2006; "Modelli organizzativi e vendite....rateali" di Matteo Sèlleri

Le crescenti difficoltà economiche, l’insufficienza di proposte progettuali efficaci, i conseguenti malumori dei produttori agricoli – ortofrutticoli in particolare – si traducono frequentemente, in modo differenziato, in critiche mirate al sistema agroalimentare.
Questo obbliga di superare il concetto di settore economico a sé stante ovvero di sola produzione agricola, così come quello troppo spot di “filiera produttiva”, ma di insistere per arrivare allo sviluppo economico mirato alla realizzazione del valore d’impresa.
Quel valore che sta mancando un po’ dappertutto.
In Emilia-Romagna, ad esempio, la seconda regione italiana per importanza dell’agricoltura e dell’industria di trasformazione agroalimentare si sono perduti dal 1990 al 2003 oltre 157.000 ettari di superficie coltivabile (SAU), estensione pari quasi all’intera provincia di Ravenna ed al 7% della intero territorio regionale.
Questo aspetto è un logico pensiero, pesante, che hanno anche le Organizzazioni Professionali e Cooperative: sono andati persi 157.000 ettari di contributi su dichiarazioni IVA, PAC, ecc.
All’interno di questo quadro si trova il settore ortofrutticolo.
Che fare? Un primo pensiero riguarda l’approccio: vanno bene i grandi temi ma a volte si deve esaminare una strategia più a breve, calata nella realtà.
Ma è ovvio che ancor più importante riveste il ruolo della organizzazione del sistema produttivo e commerciale dell’ortofrutta.
A livello produttivo pare opportuno ridisegnare il modello cooperativo, (emiliano prima di tutto, pur se le grandi strutture è una fortuna che siano ancora un riferimento) trasformandole in Organizzazioni di Produttori (OP) e creare in parallelo grandi società commerciali (SPA, SRL) che coagulino i prodotti trattati dai soci e non – OP, privati, altri -, le quali siano sul mercato mondiale per dimensione mentale.
Queste società devono essere ad ampio movimento economico e di prodotto, devono aggregare la produzione (OP ed altri) il più possibile, massimizzare i profitti, dare dividendi ai soci, devono essere gestite da manager esterni alla produzione - storicamente più avezzi ad avere un rapporto col mercato a 360 gradi - e con l’obbligo di dare risultati alla proprietà.
Cade così il principio del “campanile”.
I produttori devono produrre, fare le OP, magari scegliendo quei manager esterni per le società commerciali che si accennano.
Questa è una base di partenza poiché la concentrazione dell'offerta è diversa dalla concentrazione del prodotto.
Altri argomenti pressanti sul comparto riguardano i consumi di ortofrutta e la forbice "prezzo in campagna/prezzo al consumo".
La GD, sempre più grande, afferma che i ricarichi medi sul prodotto ortofrutticolo si attestano sul 20%. Il differenziale che separa il costo del prodotto finale da quello produttivo è, quindi, oggettivamente molto marcato e si sa dove nasce e perché.
Oggi, però, si privilegiano i consumi di beni secondari rispetto quelli principali, tipo l’ortofrutta.
In questa luce bisogna agire anche sul metodo di vendita al consumatore finale, in compartecipazione con i dettaglianti, di qualunque stadio siano.
Se il consumatore mangia poco per avere il telefonino od il televisore al plasma comprato a rate è provocatoriamente plausibile proporre allo stesso cliente di comprare a rate anche l'ortofrutta, con l’aggiunta di un premio fedeltà.
Il vecchio metodo del "segna che pago a fine mese" può tornare di moda. Va regolamentato tra le parti. Anche sulla GD, tanto questa fa promozioni a prezzi di costo – dice – e salda i fornitori in tempi non brevi.
Il consumatore, poi, non vuole tornare indietro rispetto il regime di vita che ha raggiunto, anche se è sovradimensionato.
E se in negozio od al supermercato si deve pagare tutto, subito ed in contanti, ad esempio, il cliente finale medio - che ha pochi soldi e forse più fame - tra un kg di pasta (0.75€) ed un kg di arance (1.25€) privilegia la pasta.
Si può, invece, arrivare al consumatore con meno passaggi, creando l’agribusiness, purché si agisca nel rispetto ed all’interno dei reciproci ruoli di ciascun attore, evitando nel contempo che, forse, per fare le cose ci sia da sopportare un’altra annata nerissima, finire i soldi in cassa e perdere competitività.



 
 
 venetoagricoltura.regione.veneto.it/archive/..../
"Ortaggi, i numeri premiano il valore aggiunto" di Matteo Sèlleri
 
 
 L'informazione sammarinese - 26/1/2007 - L'agricoltura di qualità passa per San Marino

L'Organizzazione di Produttori Cereali Romagna di Forlì ha presentato l'istanza di riconoscimento per avere sul grano la denominazione di Indicazione Geografica Protetta (IGP), per raggiungere questo importante traguardo è stata utilizzata un'aziedna sammarinese, la "Frutta & Company".
E’ stata consegnata al Ministero delle Politiche Agricole, il 29 dicembre scorso, la istanza di riconoscimento per il grano romagnolo IGP (Indicazione Geografica Protetta),secondo le direttive contenute nel Reg. CEE 510/2006 e dal DM 17/11/2006.
Sono stati, quindi, predisposti il disciplinare, la relazione tecnica, quella socio economica e quella storica oltre alla registrazione del logo.
Con questo segnale che parte da lontano, l’Organizzazione di Produttori (OP) Cereali Romagna è la prima Azienda che richiede, in Italia, la denominazione IGP per un cereale.
Grazie a questa azione, l'OP riesce a dare una spinta altamente propositiva in più direzioni, quali la qualità della produzione,la valorizzazione territoriale, la specializzazione di mercato.
Il tutto allo scopo di salvaguardare il reddito dei soci (il Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini e la Cooperativa Cereali Padenna di Ravenna) e dei loro produttori, traghettando il grano tenero da una conoscenza mercantile come "commodity" a quella di "speciality".
Un segnale innovativo, ma che ha un tragitto di riconoscimento lungo e complesso.
“In un settore dove la redditività aziendale è talmente sottile – dice Filippo Tramonti, Presidente sia dell’OP sia del Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini – l’ iniziativa si aggiunge alle altre attivate da Cereali Romagna, farina di grano romagnolo e pane di Romagna in primis, e si colloca nella giusta direzione per uno sviluppo della cerealicoltura nazionale e regionale.
L’agricoltura, infatti, è sempre più complessa. Conseguentemente deve darsi delle regole, imboccare nuove strade e possibilmente trovare soluzioni, indispensabilmente legate alla professionalità degli addetti ed alla qualità del prodotto. L’istanza di riconoscimento del grano romagnolo IGP è una di queste”.
L’idea, che vede coinvolti come partecipanti anche alcune strutture aderenti alla CIAAD di Ferrara ed il Consorzio Agrario di Ravenna, è un’espressione della precisa volontà della base sociale di Cereali Romagna ed è una delle attività previste dall’ statuto dell’OP.
E’ chiaro che si tratta dell’apertura di un fronte, con tutte le variabili del caso, che non stravolge equilibri con i vari colossi del settore, ma la svolta che si è data l’OP insieme agli altri partecipanti al progetto è l’aspetto più qualificante.
Per questa importante iniziativa Cereali Romagna ha utilizzato la professionalità della Società di consulenza Frutta & Company s.r.l. di San Marino.
Il settore cerealicolo necessita di uno svecchiamento delle procedure, pena – conclude Tramonti - l’affossamento del sistema, ormai costretto a battersi quasi esclusivamente con armi di difesa mentre può attivarsi con opere di innovazione e fascia alta di mercato unitamente alla salvaguardia della origine del prodotto.



 
 
 Ortofrutta Italiana n° 01/2008 -
Il numero di Organizzazioni di Produttori sia ortofrutticole (Reg. CE 2200/96 e seguenti) sia agricole (DLGS 102/2005) è costante aumento.
In base agli ultimi dati ufficiali,in Italia vi sono n°307 Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli (fonte MIPAF, giugno 2007) e n°75 Organizzazioni di produttori agricoli (fonti MIPAF e Regione Emilia Romagna, settembre 2007). Per avere i dati incrementali del 2007 sulle ortofrutticole bisogna attendere i primi mesi del 2008 poiché il MIPAF ha tempo fino al 15/12/2007 per riconoscere nuove OP.
Il maggior numero di OP ortofrutticole sono iscritte all’ Organizzazione Comune - le ex Unioni - Unaproa ( n°125 - dati MIPA, giugno 2007) a cui segue l’Uiapoa (n°53, dati MIPAF, giugno 2007).Un dato interessante riguarda le OP che non sono associate ad alcuna Organizzazione, ben n°95(dati MIPAF, giugno 2007).
Le OP stanno evolvendo la loro struttura e tipologia di prodotto trattato, in modo tale da rispendere meglio alle esigenze del mercato, che richiede sempre più elementi differenziati. Per questo stanno nascendo sempre più le OP specialistiche come quelle che trattano solo pere o la IV gamma.
La domanda, poi, si aggrega in colossi di portata internazionale, il margine di reddito in campagna è impalpabile se non nullo o negativo, la concentrazione della sola massa di prodotto per contrastare la GD non è sufficiente, i finanziamenti pubblici stanno avviandosi ad un forte ridimensionamento.
Quest’ultimo aspetto ha posto l’agricoltore singolo di fronte ad una scelta mai affrontata prima in modo concreto: o inserirsi nel processo dell’agricoltura programmata ma sovvenzionata oppure essere tagliato fuori da quelli che sono gli “ultimi fuochi” dei finanziamenti comunitari.
Un altro stimolo al processo di aggregazione della produzione lo ha dato l’approvazione della nuove OCM ortofrutta poiché con essa si consacra ancora di più il ruolo sociale delle OP, le quali devono obbligatoriamente attivare misure agroambientali.
L’ Unione Europea, comunque, colloca le OP definitivamente al centro del sistema agricolo ed in una fase d’inversione drastica data alla rotta della finanza comunitaria in favore dell’agricoltura, questo aspetto ha provocato e provoca una riflessione strategica nella produzione, collegata pure,come detto, alla aspettativa di recuperare qualche cofinanziamento UE.
Le OP, però, ad esclusione di quelle ortofrutticole ed olivicole, non percepiscono aiuti UE diretti derivanti da piani operativi strategici o da progetti di miglioramento varietale, ma, di converso, si trovano ad essere privilegiate nell’assegnazione di punteggi laddove siano presentati progetti nei piani di sviluppo rurale (PSR 2007/2013)e possono contare su piccole sovvenzioni regionali.
Le OP agricole iscritte all’albo nazionale rappresentano sostanzialmente tutti i settori, dove il lattiero caseario ne conta un numero maggiore (23) a cui segue il settore olivicolo (11) mentre, tra le Regioni, l’ Emilia Romagna ne ha riconosciute di più (23) insieme alla Sardegna (13). Le Organizzazioni comuni diverse dall’ortofrutta sono, ad oggi, rappresentate solo da Avitalia, del settore avicunicolo, e da Unione Seminativi, del settore seminativi.
“Le OP ortofrutticole continueranno ad aumentare – afferma Stefano Franzero, Direttore di Unaproa, la più grande Organizzazione comune ortofrutticola d’Italia ( ex Unione nazionale), con le OP associate che rappresentano un fatturato di 2,6 miliardi di Euro – ma bisogna sottolineare che l’aggregazione pura e semplice non basta più, è divenuta un pre-requisito”.
La dinamicità del mercato, quindi, ha posto in evidenza che nella produzione bisogna creare strutture specialistiche, con massa di prodotto più o meno ampia ma di qualità elevata a cui aggiungere servizi sempre più distinguibili.
“Grazie alla spinta generata del Decreto Legislativo 102/2005 - sostiene Valerio Marchioni, Consigliere Delegato di Unione Seminativi, con oltre 2.000.000 tons rappresentate e con un fatturato dei soci di oltre 350 milioni di Euro, Organizzazione comune riconosciuta il 22/11/2007 – finalmente anche nel resto della agricoltura si stanno costituendo OP, primo passo per arrivare all’interprofessione, tappa ormai obbligatoria per essere sul mercato”.
I produttori insieme, quindi, come imprese sempre più forti, specialistiche, organizzate, possibilmente sovvenzionate, unica risposta possibile all’aggregazione della domanda ed al suo strapotere commerciale.

 
 
 Azzurro Magazine n°7/2008 - Caro alimenti, grano: esperti europei e statunitensi a confronto - di Matteo Sèlleri
Nella due giorni promossa dall’Associazione Nazionale Cerealicola Italiana - ASSINCER - e organizzata da A.M. Consulting ( della quale la Società "FRUTTA & COMPANY SRL" di Serravalle è socio fondatore e la Società "ALPHA MULTIMEDIA SRL" di Dogana è partner privilegiato) denominata "Grano Italia le giornate Assincer 2008" esperti, tecnici,ricercatori e consumatori si sono incontrati per affrontare le problematiche del settore sulle prospettive per il mercato dei cereali a livello nazionale e mondiale, le sfide dei produttori di pasta, le richieste dei consumatori.
Un momento di dibattito unico, importantissimo, di carattere internazionale sia per tutti gli addetti che operano direttamente od indirettamente nel settore sia per gli acquirenti, intervenuti numerosi all’appuntamento bolognese.
Quest’anno, dopo i recenti aumenti del costo della pasta, argomento già affrontato sulla rivista Azzurro Magazine nel precedente numero, l’evento ha richiamato l’attenzione anche delle Associazioni dei consumatori, del Movimento Italiano casalinghe, della Grande Distribuzione, delle Agenzie di stampa internazionali.
Al convegno che si è svolto nella Sala Topazio del Palazzo degli Affari a Bologna è stato affiancato un nuovo incontro, questa volta tenutasi il 4 ottobre scorso nella sala del Tribunale di Foggia, per affrontare il tema della sostenibilità e qualità delle produzioni allo scopo di studiare, proporre ed impostare un aumento del valore complessivo in favore del grano duro italiano, coltura madre per la trasformazione in semola e pasta.
Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti dell’evento tenutosi a Bologna di fornirci delle considerazioni che possano far capire meglio ai consumatori il fenomeno degli aumenti che nell’ultimo anno hanno colpito la pasta ed il pane.
“Premesso che la questione cereali e derivati non interessa solo le grandi produzioni del centro – nord, ma deve essere ampliata anche nel Sud Italia poiché è fondamentale coinvolgere nel problema tutti gli operatori nazionali,– ha sottolineato Valerio Marchioni, Presidente Assincer-.
Proprio nel Meridione si registra il maggior numero di imprese della filiera del grano duro, coltura particolarmente importante nel panorama agricolo nazionale. Ecco quindi che, come Assincer , sentiamo la necessità di affrontare al meglio questa situazione promuovendo questi eventi.
Il problema dell’aumento del prezzo della pasta - continua Marchioni - è un elemento che appare grave, pur tuttavia di dimensioni ridotte rispetto agli aumenti di altri prodotti base. Comprendiamo comunque gli interrogativi delle famiglie e per questo abbiamo accolto le indicazioni dei comitati e movimenti consumatori.”
“Riteniamo di dover andare incontro alle esigenze delle famiglie italiane lanciando un segnale forte – ha affermato Vincenzo Divella, General Manager dell’omonimo pastificio pugliese famoso nel mondo che vende il 30% della propria produzione all’estero e nel nord Italia solo per il tramite della GDO – poiché abbiamo ridotto di 10 centesimi il prezzo delle nostre confezioni di pasta. Speriamo che il prezzo continui a far sì che non vi siano rincari immotivati dovuti alle speculazioni finanziarie”
Quest’ultima affermazione di Divella coglie il bersaglio su quello che è stato il motore propulsivo della speculazione prezzi.
I fondi comuni e le banche, con la crisi finanziaria e dei mercati azionari mondiali, hanno acquistato i cosiddetti “futures” del grano tenero e del mais ( prenotazioni di acquisto e vendita a medio/lungo termine sui mercati granari, metodo molto in voga in USA ed in Francia).
A ciò si aggiungano le impennate dei costi del petrolio, indispensabile per gli agricoltori come per i trasformatori. Diventa più comprensibile, così, il perché dei rincari di pasta e pane.
Infine, da segnalare che questa prima giornata di Grano Italia ha avuto una grande partecipazione di pubblico e di critica.
Ancora un successo, quindi, per imprese sammarinesi, coinvolte in questo caso, dai maggiori Enti, trasformatori, produttori di cereali per la organizzazione di avvenimenti d’altissimo prestigio e risonanza a livello internazionale.


 
 
 Freeonline - 10/01/2009 - Frutta & Company di San Marino e Coop Chiara di Ferrara, binomio vincente.
Frutta & Company s.r.l. di Serravalle (RSM) aggiunge un altro risultato positivo alla sua attività di consulenza ed assistenza alle Società agroalimentari ed agroindustriali.
La Cooperativa Chiara di Ferrara, azienda che annovera produzioni ortofrutticole dia lata qualità, si è rivolta alla Società di consulenza sammarinese per predisporre il piano industriale di ampliamento societario in Organizzazione di Produttori (OP), strumento indispensabile per essere al passo con l’evoluzione del mercato.
Le OP, infatti, sono considerate dalla Unione Europea (UE) l’ elemento centrale della riforma di mercato, ed a fronte della presentazione(e successiva esecuzione)alla Pubblica Amministrazione di piani pluriennali di investimenti innovativi percepiscono dalla UE un contributo a fondo perduto pari al 4.6% del loro fatturato
Alla fine dell’ iter procedurale, quindi, la Cooperativa Chiara ha così allargato il suo campo d’azione diventando anche Organizzazione di Produttori ortofrutticoli con determina della Giunta Regionale Emilia Romagna n°15006 del 20/11/2008 ed è stata iscritta all’elenco regionale con il n°28.
La nuova OP è stata costituita nel 2008 sotto forma di Cooperativa, per volontà di un gruppo di 23 aziende agricole ortofrutticole. Il suo ultimo fatturato,da bilancio, per l’attività svolta ai fini OP corrisponde ad oltre € 4.000.000.
I prodotti ortofrutticoli trattati sono principalmente pere, meloni, cocomeri e mele.
La produzione sociale è collocata sul mercato interno del fresco e del trasformato.
“L’OP Coop. Chiara – afferma il suo Presidente Raffaele Chiossi - opera quasi esclusivamente nell'ambito della provincia di Ferrara, ed oltre ad essere gestita da agricoltori ha come caratteristica quella di essere un’impresa a rete con una struttura organizzativa molto leggera ma con produzioni di qualità che arriveranno a breve ad essere tutte certificate Globalgap.
Questo aspetto della certificazione ha una doppia valenza poiché l’OP ci sta investendo in maniera decisa così come è molto apprezzata dalla clientela.”
In futuro l’OP ha programmato una crescita quinquennale di rappresentatività del fatturato pari almeno al 5% annuo, ritenendo di superare la soglia dei 5 milioni di € nel 2012/13.
Per Frutta & Company s.r.l. questo riconoscimento è una ulteriore conferma della professionalità che da dieci anni accompagna le Aziende assistite.
 
 
 Agricoltura on web - 4/2/2009 - Cereali Emilia-Romagna, la più grande organizzazione di produttori italiani - di Matteo Sèlleri
E’ stata presentata ieri a Bologna Cereali Emilia Romagna, la più grande organizzazione di produttori cerealicoli italiana, costituita dall’unificazione delle Op Cereali Romagna, Op Esperia e Op Progeo, e con sede legale a San Giorgio di Piano (Bo). "Forte di una produzione di circa 850.000 tonnellate, di una capacità di stoccaggio di 620.000 tonnellate e di 8.600 soci agricoltori, Cereali Emilia-Romagna - ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni - rappresenta un’ulteriore dimostrazione di come questa regione si configuri come uno dei motori del rinnovamento dell’agricoltura italiana, indicando una strada da seguire anche a livello nazionale, specialmente in questa fase di difficoltà sul fronte dei prezzi pagati ai produttori. Il futuro è sempre più legato alla capacità di aggregarsi e di darsi dimensioni organizzative e commerciali di livello internazionale”. La Regione sostiene queste scelte con il Piano di sviluppo rurale di cui usciranno a breve bandi per circa 140 milioni di euro destinati a sostenere i progetti di filiera.
Per il presidente Raimondo Ricci Bitti “Cereali Emilia-Romagna è uno strumento moderno per affrontare un mercato che ha irrobustito la domanda. Noi cerchiamo di fare lo stesso con l’offerta, per dare ai nostri produttori la migliore collocazione sul mercato dei loro cereali proponendoci come soggetto all’avanguardia e privilegiato nei confronti della produzione, delle Istituzioni, degli acquirenti".
Ricci Bitti ha sottolineato l’importanza che l'aggregazione potrà avere “per combattere le speculazioni sui mercati e per dare più garanzie ai consumatori elevando il livello della sicurezza alimentare”.
Cereali Emilia-Romagna ha come soci i Consorzi agrari di Forlì-Cesena-Rimini, di Bologna-Modena, le Cooperative Progeo di Masone (Re), Terremerse di Bagancavallo (Ra) e Padenna di Ravenna ed è presente in tutte le province della Regione Emilia Romagna.


 
 
 AgricolturaOnWeb del 17/03/2009; "Grano duro, accordo quadro con Barilla" di Matteo Sèlleri
E’ stato firmato oggi a Bologna, alla presenza dell’Assessore Regionale Agricoltura Tiberio Rabboni, il nuovo accordo quadro valido per la campagna 2008/2009 relativo la fornitura all’industria Barilla di un quantitativo pari a 70.000 tonnellate di grano duro, prodotto proveniente esclusivamente dall’Emilia Romagna.
“Cereali Emilia Romagna” - la più grande organizzazione di produttori cerealicoli italiana con circa 850.000 tonnellate di prodotto di cui quasi 550.000 tonnellate di cereali a paglia (grano tenero, duro, orzo, favino, pisello proteico,colza)- è tra i firmatari dell’accordo, il quale, oltre a Cereali Emilia Romagna e Barilla - il maggiore utilizzatore mondiale di grano duro per la produzione di pasta con oltre 1.300.000 tonnellate di prodotto utilizzato - vede tra i sottoscrittori l’intera filiera, ovvero la Produttori Sementi SPA, ed il mondo agricolo qui rappresentato anche da Consorzio Agrario Parma, Consorzio Agrario Piacenza, Organizzazione di Produttori Grandi Colture/CIAAD, la Cooperativa Capa Ferrara.
“Questo accordo, afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente di Cereali Emilia Romagna, è molto positivo. In un momento critico come l’attuale, dove le superfici a duro sono in diminuzione ed i prezzi in ribasso, le difficoltà agevolano nel trovare buone idee e l’accordo ha questa veste. Il plus è rappresentato dalla programmazione e dai controlli congiunti tra parte agricola e parte industriale.
E’ chiaro – continua Ricci Bitti – che a fronte d’iniziative così valide, la programmazione diventa imprescindibile così come la sottoscrizione di contratti in campagna per la fornitura di duro con qualità superiore alla media. L’accordo firmato oggi va in questa direzione, è un fiore all’occhiello che, con il patrocinio superpartes della Regione, dà una risposta positiva al settore, con l’applicazione di un modello innovativo di integrazione tra agricoltura, industria ed Istituzioni. L’auspicio è di poterlo allargare negli anni futuri con quantitativi maggiori e chiuderlo in tempi più rapidi.
 
 
 Comunicati-stampa.net - 15/05/2009 - Luci ed ombre alla chiusura della campagna cerealicola 2008 - di Matteo Sèlleri
Il 30 aprile scorso si è conclusa la campagna cerealicola 2007/2008, che per Raimondo Ricci Bitti - Presidente dell’OP Cereali Emilia Romagna , la maggiore OP cerealicola italiana – “è stata caratterizzata da una buona partenza di mercato fino a settembre 2008 per poi veder crollare le quotazioni a causa dell’immissione di prodotto dell’Est europeo, con cui si sono riempiti i vuoti d’offerta non coperti dal prodotto nazionale”.
Per Augusto Verlicchi, Coordinatore commerciale dell’OP, “ dopo una campagna di commercializzazione cereali 2007/08 che finalmente aveva visto un forte rimbalzo dei prezzi di mercato, consentendo al produttore il recupero dei costi di produzione, la commercializzazione nel 2008-09 è stata caratterizzata dalla riduzione del valore dei cereali con particolare accentuazione nei primi mesi del 2009. Gli ultimi prezzi spuntati dal grano tenero a chiusura di questa campagna sono più bassi rispetto anche all’annata di commercializzazione 2006-2007, mentre per il grano duro a fine campagna il prezzo medio registrato è stato di circa 200€/Tn contro un valore di chiusura nel medesimo periodo di confronto di circa 190€/Tn. Per l’orzo la diminuzione di prezzo a fine campagna è stato rilevante, passando rispettivamente da 175€/Tn del 2006-07 a circa 130€/Tn di fine aprile 2009, periodo in cui anche il mais ha segnato prezzi bassi, circa 130€/Tn f.a. Nei mercati globalizzati e meno protetti le commodities risentono maggiormente di moltissimi fattori quali, l’alternanza delle produzioni, la logistica, le speculazione finanziarie e la nuova domanda energetica. Ciò influisce in modo determinante sulla volatilità dei prezzi rendendola oggi una costante. Nel 2008, inoltre, le maggiori superfici investite e le condizioni climatiche positive in tutti gli areali hanno consentito una produzione cerealicola ottima, modificando sostanzialmente gli equilibri di mercato e consentendo anche un lieve recupero nella ricostruzione delle scorte strategiche”.
Sintetizzando, secondo l’OP Cereali Emilia Romagna, i principali avvenimenti accaduti nel 2008 sono stati:
• Il raccolto abbondante di grano nella campagna appena conclusasi (687 milioni di tonnellate a fronte di una previsione iniziale di 640)
• I prezzi in calo dovuti anche ad un minor interesse dei mercati finanziari.
• Le crisi economica e finanziaria con il conseguente rallentamento di tutte le economie, anche di quelle cosiddette “emergenti” (Cina, India).
• L’incertezza sulle politiche di sostegno dei governi alle produzioni di bio-carburanti
• L’interdipendenza dei cereali con le quotazioni del petrolio

“Ancora una volta, a fronte di questi avvenimenti - sostiene Verlicchi –, il metodo di commercializzazione più diffuso e utilizzato dai nostri produttori ( conto deposito e similari) si è dimostrato inadeguato, e non incisivo, all’interno di un mercato sempre più volatile e globalizzato. Oggi, se si vuole operare sul mercato con un minimo di forza contrattuale riconosciuta è necessario che i produttori concentrino e affidino le proprie produzioni a chi opera costantemente sul mercato, affinché vengano interpretate e colte tutte le opportunità che si presentano.
Questo permetterebbe di mantenere più saldi rapporti con le industrie di trasformazione, consentendo loro un approvvigionamento costante e garantito di prodotto nazionale”.
“In questo contesto, - continua Ricci Bitti - ben si inquadra il segnale dato dal nuovo accordo quadro valido per la campagna 2008/2009 relativo la fornitura all’industria Barilla di un quantitativo pari a 70.000 tonnellate di grano duro, prodotto proveniente esclusivamente dall’Emilia Romagna – accordo che vede tra i sottoscrittori l’intera filiera grano duro - il quale dà una risposta positiva al settore, con l’applicazione di un modello innovativo di integrazione tra agricoltura, industria ed Istituzioni, sviluppando tra l’altro la strategicità dei centri di stoccaggio, la programmazione tra i contraenti poiché è prevista l’adesione di almeno il 50% di produttori per mezzo o di contratto di coltivazione o del conto conferimento”.
“Per affrontare le dinamiche di mercato attuali e future – conclude Ricci Bitti – è improcrastinabile rafforzare il ruolo commerciale delle OP e delle loro strutture di stoccaggio attraverso il convincimento che un rapporto fiduciario per una gestione sociale sia l’elemento vincente per l’agricoltura. In caso contrario la cerealicoltura nazionale sarà sempre più emarginata e non catturerà spazi di valore”.

 
 
 Quotidiano del Nord del 02/08/2009;
L’O.P. Cereali Emilia Romagna di San Giorgio di Piano (BO) regge l’urto dal crollo delle semine, rese e raccolti nazionali 2009 facendo registrare una diminuzione complessiva delle tre voci più contenuta(-25%)sulla media nazionale, che in giugno si stimava mediamente ad un - 30%, con punte di -40% per il frumento duro.
“ Possiamo dire che sostanzialmente abbiamo tenuto la posizione – afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente della organizzazione di Produttori – e questo è un dato importante visto l’andamento nazionale ed i numeri che leggiamo. La somma di minori semine e minori rese nazionali supera nettamente il 25% di calo medio registrato dalla OP”.
Dalla Fonte AGRIT/Mipaf (ultimo resoconto, giugno 2009), nelle sole semine sono stimati, infatti, cali che vanno dal -12% per il frumento duro al -20% per il frumento tenero al -15% per l’orzo da granella. Per la resa si prevede una resa media nazionale rispettivamente di 31.8 q.li/ha per il duro, 51.6 q.li/ha per il tenero e 36.5 q.li/ha per l’orzo da granella.
Per Augusto Verlicchi, Coordinatore commerciale dell’OP, “Le considerazioni sui risultati della campagna dei cereali a paglia 2009 sono:
a) la diminuzione delle quantità dell’ O.P. è imputabile alle minori rese per il 20% e alle minori superfici investite per il restante 5%. Per l'Emilia Romagna ( statistiche Agrit/Mipaf) vi è una sostanziale tenuta delle superfici rispetto al 2008, (in più o in meno per i tre principali cereali). Se questo dato è confermato l’incidenza della resa produttiva risulterebbe essere maggiore.
b) le colture che più hanno risentito del calo produttivo sono state : l'orzo e il frumento tenero in particolare le "varietà precoci e bianche” in quanto hanno subito maggiormente le condizioni climatiche sfavorevoli, quali temperature inferiori alla norma a fine aprile,successivo innalzamento delle temperature a maggio con punte prossime ai 35°, poi piovosità, allettamento,presenza di septoria.
c) Il quadro generale della qualità risulta tutto sommato abbastanza positivo anche se non in tutte le zone. Da segnalare mediamente una diminuzione di 1 o 2 punti del tenore proteico e, una tenuta dei pesi specifici, anche se per questi ultimi la variabilità è più marcata tra le diverse zone.
d) Nonostante l'annata produttiva negativa in termini di rese ettariali, abbiamo rilevato che nelle aziende dove sono state seguite le linee tecniche (difesa e fertilizzazione) consigliate dai tecnici si sono ottenute rese di tutto rispetto e in linea con le rese storiche della zona escludendo quelle del 2008”.
A giudizio dell’OP, quindi,il risultato quantitativo ottenuto è comunque da considerarsi buono in quanto le prime stime sulle produzioni e rese nazionali e regionali evidenziano valori di riduzione produttiva in percentuali superiori.
Nel dettaglio, i quattro soci dell’OP ( Consorzio Agrario di Bologna e Modena, Coop. Progeo, Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini, Cooperativa Cereali Padenna e Cooperativa Terremerse) hanno raccolto quantitativi di circa 250.000 tons di frumento tenero, 130.000 tons di frumento duro, 30.000 tons di orzo.
“Seguire le indicazioni tecniche, avere fiducia nella struttura, operare con una programmazione efficace ed efficiente, anche in situazioni critiche come quella della campagna appena iniziata - conclude il Presidente Ricci Bitti – permette ai produttori di avere un valido punto di riferimento e migliori risultati in azienda”.

 
 
 AgresteTV del 20/10/2009 - L'OP Chiara lancia il progetto "Io mangio sano con la frutta di Chiara"
20/10/09 - La Organizzazione di Produttori Ortofrutticoli Chiara di Ferrara - 23 soci, circa 4.000.000 di Euro di fatturato, produzioni ortofrutticole altamente pregiate collocate sul mercato interno del fresco e del trasformato - lancia il progetto di comunicazione, educazione alimentare e marketing “Io mangio sano con la frutta di Chiara”.
Lo scopo è dare all’OP maggior visibilità ai consumatori ed operatori del settore oltre a voler contribuire a mitigare l’impatto presente e futuro della crisi che attanaglia il mercato delle produzioni ortofrutticole nazionali e locali, dove nel corso di questa campagna 2009, si sta assistendo ad un collasso commerciale e ad un tracollo delle quotazioni.

“ Nell’ambito del proprio piano operativo poliennale, O.P. Chiara – afferma il Presidente Raffaele Chiossi – ha pensato soprattutto ai giovani consumatori, mirando a far conoscere ed apprezzare le proprie produzioni nelle classi della Provincia di Ferrara e favorire così l’aumento del consumo di ortofrutta. Il progetto, elaborato dalla Società Frutta & Company di RSM e sviluppato collaborativamente con la Coldiretti provinciale, prevede anche elementi di educazione alimentare e ambientale, volendo altresì essere un percorso culturale volto ad interagire con i ragazzi dei diversi livelli scolastici, con gli insegnanti e le famiglie”

Su questo punto di forza progettuale saranno inoltre affrontati i temi dello sviluppo sostenibile, dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti, della produzione integrata in ortofrutta, della qualità alimentare derivante da un corretto e costante consumo di ortofrutta locale. Il tutto al fine di dare una informazione oggettiva ai giovani consumatori.

Per il 2009 sono già organizzate iniziative presso la scuola elementare Aldo Costa di Ferrara, e n° 14 scuole elementari in provincia ( Lagosanto, Gaibanella, Mesola, Voghiera, Quartesana, Argenta, Copparo e Bondeno, Filo di Argenta, S.Nicolò, S.Maria Codifiume, COnsandolo, S.Biagio, Portomaggiore).

Il progetto è supportato da una Società esterna che mette a disposizione i propri professionisti biologi, dietologi-nutrizionisti, giornalisti, promoter e comunicazione. Sono previsti anche tecnici agronomici che guideranno gli aspetti operativi di campagna, oltre alla collaborazione di Coldiretti Ferrara per tutti gli altri aspetti, compresa la eventuale sinergia con i suoi progetti d’educazione alimentare ed iniziative a tutela del mercato”.

Grazie a questo progetto – conclude Chiossi -, in un’epoca in cui la globalizzazione tende ad offrire prodotti indistinti, contro stagione, anonimi, caratterizzati dal low cost, da continue speculazioni di mercato che portano gli agricoltori a veder eroso sempre più il loro reddito aziendale, molto spesso con segno negativo, l’OP Chiara vuol contribuire a farsi conoscere meglio, a far riconoscere Ferrara e le zone limitrofe come la culla di buona parte della frutticoltura nazionale e valorizzare il principio che l’unione tra ottime produzioni e sana, corretta, consapevole alimentazione rappresentano un binomio inscindibile.

 
 
 AGRICOLTURA ON WEB , 30/11/2009 - Barilla, il grano duro arriva dall'Emilia Romagna - di Matteo Sèlleri
E’ stato definito un intervento anticrisi il quarto accordo quadro firmato a Bologna, il 27 novembre, nella Sala Giunta della Regione, alla presenza dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, valido per la campagna 2009/2010 relativo la fornitura all’industria Barilla di un quantitativo pari a 80.000 tonnellate di grano duro, proveniente esclusivamente dall’Emilia Romagna.
L’Assessore Rabboni, ha elogiato l’accordo poiché punta sulla stabilizzazione dei prezzi aumentando in questo modo il margine di profitto dei produttori e l’aumento del quantitivo richiesto.
“Attraverso al mediazione della Regione, il mondo agricolo organizzato - secondo Rabboni - affronta meglio la crisi attraverso tali accordi unici in Italia che rappresentano un modello di integrazione tra agricoltura, industria e istituzioni coinvolgendo l’intera filiera di produzione del grano duro”.

La quota di grano richiesta da Barilla Spa è messa a disposizione dall’O.P. Cereali Emilia Romagna - la più grande organizzazione di produttori cerealicoli italiana con circa 700.000 tonnellate di prodotto di cui quasi 400.000 tonnellate di cereali a paglia (grano tenero, duro, orzo, favino, pisello proteico,colza) – da Produttori Sementi Spa,da Consorzio Agrario Parma, Consorzio Agrario Piacenza, Organizzazione di produttori Grandi Colture/Ciaad, la Cooperativa Capa Ferrara
Il rappresentante di Barilla Luca Virginio si è dichiarato soddisfatto della qualità del prodotto conferito nel precedente accordo ed ha specificato i miglioramenti dell’accordo siglato per la prossima campagna che punta soprattutto sui prezzi fissi e sulla qualità

Un tale accordo potrebbe essere utilizzato per altri settori agricoli per il Presidente di Cereali Emilia Romagna, Raimondo Ricci Bitti, il quale dopo aver illustrato la fase di mercato negativa con il crollo del prezzo dei cereali e la riduzione dell’aree coltivate, ha valutato positivamente il risultato raggiunto nel conferimento durante il primo anno di vita dell’OP, passando da un inizale 8/10% ad un oltre 30%.
“Dati che dimostrano - secondo Ricci Bitti-la fiducia delle aziende agricole nella programmazione delle produzioni, potendo contare sullo sbocco certo del mercato, con vantaggi immediati”.

L’accordo siglato fissa il prezzo del prodotto, in parte legato al listino della Borsa Merci di Bologna, (fino a un massimo del 30% della produzione), in 220-230 euro a tonnellata e l’introduce “premi” legati alla qualità raggiunta e ai parametri delle caratteristiche proteiche, alle tecniche agronomiche e di conservazione del prodotto, che potranno far oscillare al rialzo il prezzo con un incremento del 20%.

L’accordo prevede inoltre, come ha sottolineato Ercole Borasio, AD di Società Produttori Sementi, “l´utilizzo di varietà specifiche quali Normanno, Levante, Saragolla, specificatamente richieste da Barilla, e la Società Produttori Sementi si impegna a garantire continua innovazione e progetti di assistenza tecnica disponibili in rete”.

 
 
 Industria e Finanza n°432/ 18.12.2009 -
La Organizzazione di Produttori Ortofrutticoli O.P. Chiara di Ferrara - 23 soci, circa 4.000.000 di Euro di fatturato –ha presentato giovedì 17 dicembre 2009, i dati del primo anno del progetto di comunicazione ed educazione alimentare “Io mangio sano con la frutta di Chiara”.
I produttori si erano prefissati lo scopo di offrire agli operatori del settore una maggiore visibilità nei confronti dei consumatori e contribuire a mitigare l’impatto presente e futuro della crisi che attanaglia il mercato delle produzioni ortofrutticole nazionali e locali.
L’anno 2009 ha registrato un forte tracollo delle quotazioni del comparto ortofrutticoli con gravi ripercussioni economiche immediate tra i produttori e con possibili future conseguenze sul mercato e quindi per i consumatori.
“Le ragioni delle azioni proposte quest’anno, che proseguiranno nei prossimi anni, sono attivate per favorire l’aumento del consumo dell’ortofrutta, - ha spiegato il Presidente dell’O.P. Raffaele Chiossi – e sono da ricercare nella volontà dei produttori di rivolgersi soprattutto ai giovani consumatori; attraverso di loro, gli stessi produttori hanno valutato quale era il consumo di frutta fra i bambini, gli adolescenti e i giovani, quali le conoscenze delle produzioni del territorio, quali gli sviluppi per la trasformazione del prodotto”
“Nelle classi di Ferrara e Provincia, il progetto, elaborato dalla Società Frutta & Company di RSM – ha affermato, il giornalista nonché responsabile dell’Ufficio Stampa dell’OP, Matteo Sélleri - e sviluppato collaborativamente con la Coldiretti provinciale, prevede l’incontro con le classi, gli insegnanti e le famiglie, non solo per presentare i prodotti ma anche per fornire elementi di educazione alimentare e ambientale e spiegare perché si deve mangiare sempre più ortofrutta.
“Abbiamo effettuato un percorso culturale - ha sottolineato Chiossi, - volto ad interagire con i ragazzi dei diversi livelli scolastici e proseguiremo sui temi dello sviluppo sostenibile, dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei rifiuti, della produzione integrata in ortofrutta, della qualità alimentare derivante da un corretto e costante consumo di ortofrutta locale. Il tutto al fine di dare una informazione oggettiva ai giovani consumatori.
“E’ stata una bella esperienza anche per gli associati- ha concluso il Presidente dell’O.P. Chiara, poter incontrare tanti giovani e confrontarci con loro. Per il progetto, abbiamo visitato una quindicina di scuole di Ferrara e Provincia, incontrando oltre 1.500 tra alunni, studenti, insegnanti, genitori, ma l’esperienza proseguirà consolidando nel territorio il rapporto con le scuole e con i produttori”

 
 
 Comunicati stampa - 22/04/2010 - Bilancio 2009 positivo per l'attività della O.P. Cereali Emilia Romagna
L’Assemblea della Organizzazione di Produttori (OP) Cereali Emilia Romagna di S. Giorgio di Piano (Bologna) – la OP cerealicola più grande d’Italia – ha approvato il 21 aprile scorso il bilancio d’esercizio 2009, che chiude positivamente con trend in crescita e con valori in controtendenza rispetto alla situazione nazionale.
Il valore della produzione commercializzata (VPC) dell’OP passa da € 78.314.000 del 2008 a € 104.211.000 del 2009, segnando un significativo + 33,07%.
Le quantità commercializzate sono state di tons. 607.852 e le principali specie vendute dall’OP sono state il frumento tenero, il frumento duro, il mais, il sorgo.Il rapporto tra VPC e costi produzione evidenziano un saldo positivo di € 83.842, in forte aumento rispetto al 2008, anno nel quale si è avuto per questa voce un segno negativo di € 18.946.
Anche gli ammortamenti e gli accantonamenti denotano una sempre più solida strutturazione della Società, toccando i € 65.451 rispetto i € 4.763 del 2008.
Raggiunto anche l’utile d’esercizio, pari ad € 1.374 (+ 69.67%).
“Non possiamo che essere soddisfatti del risultato raggiunto in questi due primi anni di vita – afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente di Cereali Emilia Romagna – periodo che ci ha visti intraprendere un tragitto innovativo nel panorama cerealicolo nazionale. A ciò si aggiunga la piena fiducia avuta da parte della clientela e dei soci. Con questi ultimi si è incrementato il metodo della contrattualistica e del conto conferimento fino ad arrivare ad un significativo 31% sul totale trattato dall’OP, riducendo in maniera importante il fenomeno storico del conto deposito e similari.
Nonostante i numeri positivi, l’OP esprime al tempo stesso forte preoccupazione per la crisi generale dei cereali, dove la domanda non ha ancora ritrovato slancio e le quotazioni sono ferme a livelli veramente bassi.
“Anche per questo motivo – continua Ricci Bitti – l’OP Cereali Emilia Romagna insiste nel voler raggiungere l’obiettivo di una migliore forza contrattuale in capo alla produzione e reputa improcrastinabile la programmazione tra i contraenti. Un valido strumento applicato sono gli accordi di filiera e quadro, mezzi per consolidare i rapporti con le industrie di trasformazione”.
Una prova ne è la sottoscrizione pure per quest’anno dell’accordo per la fornitura alla Barilla di frumento duro.
In sostanza, fissare i prezzi, posizionare il prodotto e, per i trasformatori, avere un approvvigionamento costante e garantito di prodotto nazionale.
Importante altresì applicare i controlli ai cereali importati nella visione della salvaguardia dei consumatori.
“I soci dell’O.P. come tutti i produttori italiani – conclude Ricci Bitti - hanno risentito della forte crisi 2009, ma con meno difficoltà proprio grazie ad accordi e nuove strategie, così, nonostante la diminuzione delle quotazioni con variazioni al ribasso marcate in generale con costi superiori ai ricavi, la politica contrattuale di Cereali Emilia Romagna ha espresso delle positività, ben evidenziate nel bilancio appena approvato”.

Ufficio Stampa O.P. Cereali Emilia Romagna

- Frutta & Company s.r.l.

 
 
 Agreste TV - 23/07/2010 - Emilia Romagna:terminata la trebbiatura dei cereali a paglia 2010
È appena terminata la trebbiatura dei cereali a paglia 2010 e la raccolta in Emilia Romagna si è rivelata al di sotto delle aspettative sotto alcuni aspetti.
Secondo l’O.P. Cereali Emilia Romagna di San Giorgio di Piano (Bo) - la più grande Organizzazione di Produttori cerealicoli d’Italia con oltre 6.500 soci – i risultati si possono così riassumere:
a) Rese/ha inferiori alla norma sia per le varietà di frumento tenero sia di duro. Grande alternanza produttiva con oscillazioni da 3,0 t/ha a 5,5/6,0 t/ha anche nell’ambito di stesse varietà.
b) Caratteristiche merceologiche alterne ed in molti casi al di sotto degli standard abituali. Discreta la qualità molitoria dei frumenti teneri a ciclo vegetativo più tardivo con pesi specifici mediamente superiori a 76-77 kg/hl ( varietà Bologna e Blasco) mentre più penalizzate dall’anomalo andamento stagionale le varietà di frumenti a ciclo vegetativo precoce (Mieti,Nobel). Caratteristiche organolettiche molto difformi anche per i frumenti duri con pesi specifici che vanno da 72-73 kg/hl a 79-80kg/hl. Indici proteici compresi tra i 12 e 13%.

I dati dell’O.P. Cereali Emilia Romagna
Le quantità complessive ritirate quest’anno dall’O.P. Cereali Emilia Romagna sono state complessivamente di 354.000 Tons.(-14%).
Il dato inferiore sul 2009 è dovuto alla minor superficie investita in particolare di frumento tenero e orzo ed alle rese che sono state caratterizzate da una forte disomogeneità territoriale.
A livello della Regione Emilia Romagna, le superfici investite a cereali a paglia sono state inferiori (-7%) rispetto lo scorso anno.

Le diminuzione più consistenti si sono registrate nell’orzo (– 16%) e nel frumento tenero (– 11%), mentre per il frumento duro il dato è risultato positivo (+5%) rispetto al precedente anno.
I cinque Soci dell’OP - Consorzio Agrario di Bologna e Modena, Coop. Progeo di Masone (RE), Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini, Cooperativa Cereali Padenna di Ravenna e Cooperativa Terremerse di Bagnacavallo(RA) - hanno raccolto quantitativi che oggi sono ufficiosamente di 211.000 Tons di frumento tenero, 123.000 Tons di frumento duro e 18.000 Tons di orzo.
Dalle prime e provvisorie elaborazioni sui dati statistici Regionali la diminuzione di resa produttiva a livello territoriale è più consistente nelle provincie dell’area Romagnola e Ferrarese.
Le colture che più hanno risentito del calo produttivo sono state il frumento duro, l'orzo ed il frumento tenero, in particolare le "varietà precoci e bianche”.

Gli aspetti agronomici
“Dal punto di vista agronomico - sostiene Augusto Verlicchi, coordinatore commerciale dell’O.P. - gli impianti di frumento sono apparsi a ridosso della trebbiatura non sempre ben accestiti e con un numero di spighe per metro quadro inferiore agli standard. Le spighe presenti, inoltre, in molti casi sono risultate non completamente formate.
Il verificarsi di tale anomala situazione è certamente correlato a ristagni idrici e basse temperature del suolo conseguenti ad un andamento stagionale caratterizzato da abbondanti e frequenti precipitazioni, in molti casi ben al di sopra delle medie del periodo.
Concimazioni non sempre puntuali e possibili unitamente al forte dilavamento dell’azoto nei terreni – continua Verlicchi - spiegano inoltre la minor taglia dei frumenti e la diminuzione degli indici proteici riscontrati nella granella.
In questo scenario pre-raccolta già non ottimale, si sono dimostrate particolarmente penalizzanti le piogge che hanno anticipato di qualche settimana le trebbiature provocando riduzioni di vitrosità delle cariossidi e, in molti casi, fenomeni di pregerminazione”.

Considerazioni agronomiche
Alla luce di quanto verificatosi, pur nella consapevolezza che l’imprevedibilità del fattore clima risulta determinante, l’O.P. ritiene necessarie alcune considerazioni agronomiche (avvicendamento colturale, lavorazioni,ecc.) che dovranno essere base imprescindibile per la sostenibilità della cerealicoltura moderna.
“Particolare attenzione dovrà essere posta alla coltivazione del frumento duro – conclude Verlicchi - vista anche la forte sensibilità di alcune varietà a fisiopatie (fusariosi, mal del piede, ruggine) corresponsabili di minor produzione e alterazioni igienico sanitarie delle cariossidi.

Prezzi di mercato e contesto di riferimento
“Relativamente ai prezzi del mercato di sbocco – dice Raimondo Ricci Bitti, Presidente dell’O.P.- possiamo affermare che le prime quotazioni sono improntate al meglio.
L’andamento stagionale ha sfavorito anche le produzioni degli altri Paesi Europei.
Ad oggi i raccolti, seppur appena iniziati in molte regioni d’Europa, presuppongono forti riduzioni quantitative.”
Particolare apprensione destano le situazioni di Russia, Germania, Ucraina e Ungheria.
Un contesto di riferimento quindi, diverso da quanto troppo ottimisticamente previsto che ha innescato nuovi e consistenti interessi di acquisto da parte del consumo.
“Come spesso accade – prosegue Ricci Bitti - l’aumento della domanda ha frenato l’entusiasmo dell’offerta che si è fatta via via più ridotta alimentando così aumenti consistenti delle quotazioni.”
La situazione attuale è pertanto in grande evoluzione, quotazioni in forte ascesa (dal 29/6 al 15/7 le quotazioni del grano alla Borsa di Parigi sono aumentate di 40 euro/Ton), scarsissima offerta, scoperture e speculazione creano una sorta di psicosi emotiva alla luce della quale è tutto possibile.

UFFICIO STAMPA O.P. CEREALI EMILIA ROMAGNA -Frutta & Company srl -
 
 
 LA NUOVA FERRARA - La cooperativa Op Chiara insegna agli studenti delle scuole come mangiare sano- di Giuliano Barbieri
Nata nel 2005 e trasformatasi in cooperativa nel 2008 l'O.P. Chiara, organizzazione produttori ortofrutticoli ferraresi presieduta da Raffaele Chiossi, opera nel mercato all'ingrosso dell'ortofrutta con operatori di comprovata affidabilità per garantire soddisfazione economica alla quarantina di aziende agricole associate. Tutte inserite nella lotta integrata ed un quinto di queste con disciplinare. Nel contempo c'è sempre un occhio attento alla salubrità con una percentuale, sempre più alta, di ortofrutta raccolta monitorata con frequenti analisi sui residui fitosanitari e prodotta con certificazione Globalgap. Malgrado che nel corso del 2010 sia leggermente calata la quantità di prodotti raccolti il fatturato è stato di 4 milioni e 328.000 euro con un incremento del 1,6% rispetto al 2009. Per il prossimo anno si pensa di arrivare ad un fatturato che dovrebbe superare abbondantemente i 6,5 milioni di euro. «Questo salto - spiega il consulente marketing Matteo Selleri - nasce anche dal fatto che abbiamo acquisito, tra i soci, due aziente orticole forti e con molta superficie produttiva». Ma oltre alla produzione si pensa anche all'informazione con il progetto "io mangio sano con la frutta di Chiara".. «Ci recheremo nelle scuole - afferma Chossi - dove, con il supporto di un nutrizionista, vogliamo far conoscere agli alunni il mangiare sano che deriva dalla nostra frutta». Lo scorso anno sono state visitate 5 scuole coinvolgendo 250 alunni. Nel prossimo anno saranno 18 le scuole visitate, materne, elementari e medie, con un coinvolgimento di 1.900 alunni. E in futuro si passerà anche alle superiori.


 
 
 Con i piedi per terra - Tempo di bilanci e previsioni per la OP Cereali Emilia Romagna 04/01/2011
Se il periodo di fine anno rappresenta per tutti una fase di bilancio, per l’O.P. Cereali Emilia Romagna, avente come soci i Consorzi di Forlì-Cesena-Rimini, Bologna-Modena e le cooperative Padenna, Progeo e Terremerse, è il momento della valutazione della raccolta annuale ed in particolare sul periodo autunno-inverno e la relativa programmazione delle produzioni.
L’annata, come già anticipato nel medio periodo, è stata caratterizzata da un andamento stagionale particolarmente avverso, prima con un eccesso di precipitazioni sia piovose che nevose poi le coltivazioni hanno fortemente risentito della situazione climatica caratterizzata in estate da temperature elevate, vento precipitazione alterne ma intense.
La campagna di raccolta per l’O.P. ha registrato produzioni medio-basse, dalle 4,5 alle 6 ton medie di grano tenero fino alle 3,5 – 5,5 ton del grano duro
Solo alcune varietà come il Blasco, hanno maggiormente resistito agli agenti atmosferici con produzione di 5 – 6 ton/ha, accompagnate mediamente da un alto livello di PHL sempre sopra 80, con punte anche di 85-86 e con un discreto tenore proteico attorno al 13. Mediamente si è registrata una alta incidenza di Bianconato.
Bene si è distinta la varietà Bologna, con discrete produzioni di 5,5 – 6,5 ton/ha, con buoni PHL da 79 a 81 e discreti tenori proteici con valori attestati attorno al 13.
Rese decisamente deludenti si sono registrate nei grani teneri con una raccolta media da 3 a 5 ton/ha ed in qualche caso con “punte” a 6 ton/ha, con livelli di PHL da 76 a 79, con tenori proteici mediamente da 12,5 a 13,5.
La raccolta autunno-invernale ha fatto registrare un buon andamento portando il valore generale della produzione dei cereali della O.P. e dei Consorzi che fanno capo all’O.P. Cereali Emilia Romagna, ad oltre 490 mila ton di cereali a paglia e quasi 100 mila ton. per i cereali autunnali, con un buona raccolta di Sorgo e del Mais ottime rese/ha hanno ridotto l’incidenza del calo delle superfici.
Per la Soia a fronte di un incremento degli investimenti, stimabile in un 20%, si è registrato un buon livello produttivo, con rese in certi casi anche superiori alle 5,5 ton/ha.
Il Presidente Raimondo Ricci Bitti ha espresso soddisfazione per la chiusura della raccolta cerealicola e la speranza, per il prossimo anno, che la fiducia accordata da molte aziende all’Organizzazione di Produttori, da lui presieduta, possa diffondersi verso altre società.
I dati significativi del lavoro sviluppato in questi anni, con un aumento qualitativo delle produzioni, potendo contare sullo sbocco certo del mercato con i contratti di filiera, e grazie il progressivo abbandono del metodo del conto deposito in favore del metodo di conferimento, hanno portato vantaggi immediati per le aziende socie dell’O.P..
Nonostante le difficoltà esistenti nel settore e la crisi generale dei mercati Ricci Bitti – guarda al futuro con fiducia, ribadendo la necessità di allargare la base sociale dell’O.P. per contrastare fenomeni di speculazione da parte della clientela, sostenendo fermamente che gli Enti pubblici debbano intervenire con adeguati strumenti, non solo legislativi, per superare le mancanze strutturali del mercato nazionale.
Un invito particolare lo rivolge all’industria, nella piena convinzione che i rapporti diretti con i produttori possano garantire ai consumatori un prodotto di qualità ad un giusto prezzo per tutti, perché non ci può essere un mercato equo senza contrattazione efficace e preordinata e non si può pretendere un costo del grano inferiore rispetto ai costi di produzione.


 
 
 OP Cereali Emilia Romagna, sempre più leader nel settore cerealicolo nazionale
Importanti novità e risultati interessanti per l’Organizzazione di Produttori (OP) Cereali Emilia Romagna, di S. Giorgio di Piano (BO)
L’OP bolognese ha visto ultimamente l’adesione a socio dei Consorzi Agrari di Piacenza e di Reggio Emilia - che si vanno ad aggiungere ai Consorzi Agrari di Bologna- Modena, di Forli-Cesena e Rimini ed alle Cooperative Padenna di Ravenna, Progeo di Masone (RE) e Terremerse di Bagnacavallo (RA)- confermandosi a tutti gli effetti l’azienda cerealicola più importante e rappresentativa d’Italia.
I suoi numeri sono di assoluto rilievo.
Nel corso dell’annata 2010 sono stati commercializzati complessivamente da parte dell’ OP poco meno di 565.000 tonnellate di frumento tenero, frumento duro, orzo, mais, sorgo, soia, girasole, risone e pisello per un valore di quasi . 107.000.000 di Euro ed il mercato di riferimento è stato principalmente quello nazionale .
La produzione ritirata dai soci è stata di 655.000 tonnellate.
Dal confronto con le citate produzioni 2010 regionali e nazionali rilevate dall’ISTAT, l’OP Cereali Emilia Romagna rappresenta il 25% della produzione regionale e il 4% della produzione nazionale.
L’OP è anche un moderno esempio di controllo di tutta la filiera, grazie alla presenza nel proprio Consiglio d’amministrazione - oltre al riconfermato Presidente Raimondo Ricci Bitti - dei componenti Angelo Barbieri - Presidente di FITS -, Gabriele Cristofori, - Presidente di Unione Seminativi – Marco Pirani, Presidente di Progeo - e Filippo Tramonti - Presidente del Pastificio Ghigi in San Clemente -.
Il Consiglio di Amministrazione è stato allargato ai rappresentanti dei due nuovi soci, ovvero a Simone Nasi e Vilson Peroni per il CAP Reggio Emilia ed a Dante Pattini e Scrocchi Pierluigi per il CAP Piacenza.
Come volume di fatturato, con l’ingresso dei due nuovi soci, il valore della produzione rappresentata cresce di oltre il 14%, portando l’OP a sfiorare i 125.000.000 €.
La campagna di commercializzazione è stata certamente migliore di quella trascorsa .
L’andamento di mercato delle principali specie si può sintetizzare in:
- frumento tenero: contesto generale sostenuto, con forti oscillazioni causate da prese di profitto speculative. Situazione tutt’altro che facile in un clima di grande incertezza e fragilità economica e commerciale dell’intera filiera.
- frumento duro: una campagna di commercializzazione 2009 deludente e un raccolto 2010 qualitativamente inferiore alle attese presupponevano aspettative di rialzo almeno sul cereale di ottima qualità. In realtà i prezzi, seppur in ascesa, sono stati per buona parte della campagna di commercializzazione un effetto trascinamento dell’andamento al rialzo che in generale hanno avuto altri cereali in particolare il frumento tenero. Rari i momenti di forte domanda e quindi scarsa attività negli scambi.
- Orzo : calo consistente delle superfici e scarse produzioni hanno praticamente dimezzato i quantitativi . Prezzi in forte aumento fino al provvedimento della Comunità Europea che ha decretato l’immissione sul mercato libero di orzo detenuto all’intervento. Conseguente decisa flessione delle quotazioni, seppur con valori oltre i 200,00 €/t. Andamento certamente influenzato dagli altri cereali.
- Sorgo: buona campagna di raccolta.
Gli andamenti rialzisti innescatisi conseguentemente, hanno rafforzato la convinzione in molti operatori che le campagne di raccolta di mais e sorgo potessero in qualche modo aumentare l’offerta ( seppur di cereali ad uso zootecnico) e quindi raffreddare l’infuocata situazione commerciale.
Aumento della domanda internazionale, scarse produzioni e bilanci di approvvigionamento incerti, in realtà, hanno ben presto preso
il sopravvento alimentando di fatto consistenti rialzi anche delle quotazioni del sorgo.
- Mais :discreta produzione in termini quantitativi e igienico sanitari.
Un raccolto nazionale quantitativamente superiore alle aspettative non si è rivelato sufficiente a calmierare l’ascesa dei prezzi. Raccolti internazionali inferiori, consumi in ascesa per la competitività dei prezzi rispetto ad altri cereali (in particolare grano) e maggior utilizzo in ambiti energetici, hanno fortemente ridotto le previsioni di stocks finali alimentando una vera e propria psicosi speculativa al rialzo.
Da sottolineare comunque l’instabilità e l’incertezza di questi mercati, che vedono una sempre maggiore incidenza sui prezzi della quota speculativa.
La conseguente dinamica e volatilità delle quotazioni del mercato, ormai inevitabilmente globalizzato, impone valutazioni immediate di carattere commerciale e normativo.
"E’ in questo contesto – afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente dell’OP - che si rafforza il ruolo dell’OP quale strumento di coesione e crescita di un mondo agricolo troppo spesso legato a rapporti consolidati, non sempre in linea con i convulsi andamenti degli attuali mercati cerealicoli".



 
 
 Freeonline - agosto 2011 - OP Cereali Emilia Romagna, terminata la raccolta 2011 dei cereali a paglia
Terminata la trebbiatura dei cereali a paglia l’Organizzazione di Produttori (OP) Cereali Emilia Romagna di S. Giorgio di Piano (BO) traccia un primo bilancio.
L’OP bolognese, la più grande espressione organizzata d’Italia che vede tra i suoi soci le Cooperative Padenna di Ravenna, Terremerse di Bagnacavallo (RA), Progeo di Masoneed i Consorzi Agrari di Forli-Cesena/Rimini, Bologna-Modena, Reggio Emilia e Piacenza, ha raccolto tra frumento duro e tenero, orzo, favino, pisello proteico e colza un quantitativo di 392.000 tonnellate ( - 4,6% rispetto il 2010), con rese molto interessanti, ma non in tutte le aree.
Si sono avute punte massime di 8-9 tonnellate/ettaro per il frumento tenero e 7-8 tonnellate/ettaro per il frumento duro.
“Il principale fattore che ha influito sulle rese finali – afferma Raimondo Ricci Bitti, Presidente dell’OP - è stato l’epoca di semina: frumenti seminati precocemente hanno fornito in generale produzioni elevate mentre quelli seminati tardivamente (dicembre) non hanno raggiunto rese elevatissime. In aggiunta, l’andamento stagionale primaverile caratterizzato da temperature miti e poche precipitazioni, ma intervallate positivamente così da favorire il riempimento delle cariossidi accompagnate dalle giuste concimazioni, hanno determinato elevati pesi specifici della granella.”
La produzione ottenuta, quindi, può considerarsi soddisfacente sia sotto il profilo quantitativo e decisamente buono sotto il profilo qualitativo e sanitario, poiché anche quest’anno è stato confermato che la professionalità dei produttori agricoli soci nel seguire le buone pratiche agricole ha premiato sia con i buoni risultati ottenuti dal binomio qualità/quantità sia a livello sanitario.
A livello qualitativo, vanno segnalati gli elevatissimi pesi specifici rilevati per il frumento duro e tenero, portando in diversi casi ad ottenere una media che oscilla tra l’ 82 e l’84%.
Il tenore proteico si attesta su valori medi tra il 12,50 e il 13,50% per il tenero e tra il 13,00ed il 13,50% per il duro.
Da una prima analisi dei dati Istat del 2011 in Emilia Romagna vi è una diminuzione rispetto al 2010 di oltre 18.500 ettari , per cui sono penalizzati i quantitativi stoccati.
“I prezzi di vendita – chiude Ricci Bitti – si stanno sostenendo, nelle poche contrattazioni iniziali, accompagnati dal primato che il prezzo del mais sta spuntando sul mercato. L’apertura sul tenero è aumentata rispetto al 2010 di oltre 70€/tonnellata, raggiungendo le quotazioni di circa 225€/tonnellata mentre il duro sta volando a circa 290€/tonnellata, valore ben più alto rispetto ai 180€/tonnellata dell’anno scorso”.

 
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